La settimana finanziaria del 17–21 agosto 2026 ha lasciato agli investitori un messaggio piuttosto netto: il principale rischio per i mercati non arriva, almeno per ora, da una recessione imminente, ma dalla combinazione molto più scomoda di crescita ancora resiliente, inflazione persistente, petrolio in rialzo e rendimenti obbligazionari elevati. Un contesto che ha colpito soprattutto gli asset più sensibili ai tassi, a partire dalla tecnologia statunitense e dal mercato azionario giapponese.
Il Treasury americano a 30 anni ha raggiunto livelli che non si vedevano dal 2007, mentre il Brent ha terminato la settimana intorno ai 94 dollari al barile, guadagnando oltre il 5% in un clima ancora condizionato dallo stallo geopolitico con l'Iran e dalle preoccupazioni sull'offerta energetica. Eppure, nonostante l'aumento dei rendimenti, il dollaro non ne ha beneficiato: il Dollar Index ha perso circa lo 0,9%, mentre euro, franco svizzero e dollaro canadese si sono rafforzati contro il biglietto verde.