Il deterioramento del quadro macroeconomico statunitense, emerso dai dati di venerdì, avrebbe già potuto innescare un movimento difensivo: inflazione più alta e “appiccicosa”, crescita più lenta, e la sensazione che il rallentamento sia stato amplificato da fattori concreti come gli effetti del government shutdown, il raffreddamento dell’housing e un contributo estero deludente via esportazioni. Su questo sfondo è arrivata la decisione della Corte Suprema che ha demolito l’impianto tariffario di Trump, diventando immediatamente il catalizzatore narrativo perfetto per spiegare la debolezza del dollaro.
La sentenza che abbatte i dazi non scioglie la nebbia: il dollaro arretra, l’incertezza resta sovrana
Scritto il 23/02/2026