I mercati globali entrano in una nuova fase di forte avversione al rischio. L’escalation militare tra Stati Uniti e Iran sta trasformando il rischio geopolitico in uno shock energetico e obbligazionario: il Brent supera i 96 dollari al barile, i rendimenti dei Treasury statunitensi raggiungono il 4,8102%, il Dollar Index sale ai massimi di due settimane e l’oro, anziché beneficiare della ricerca di protezione, scivola ai minimi delle ultime tre settimane.
La pressione si trasferisce rapidamente sull’azionario. Il Nikkei perde il 3%, mentre le borse europee scendono ai minimi di un mese. Il messaggio proveniente dai mercati è netto: la preoccupazione non riguarda più soltanto la guerra, ma le sue conseguenze su petrolio, inflazione, tassi e crescita.