Shutdown USA, la Fed prova a rassicurare: Thomas Barkin vede “solo pochi giorni di ritardo”, ma resta l’ansia su lavoro e inflazione
03/02/2026
Nel pieno del braccio di ferro politico che sta congelando parte della macchina federale, la Federal Reserve tenta di evitare che l’incertezza si trasformi in panico informativo. Thomas Barkin, presidente della Federal Reserve Bank of Richmond, ha dichiarato martedì di sperare che l’attuale shutdown del governo statunitense provochi “solo pochi giorni di ritardo” nella pubblicazione dei dati economici. Un messaggio che suona come un tentativo di normalizzazione—ma che, letto tra le righe, conferma quanto il flusso statistico resti oggi una variabile critica per la politica monetaria.
Recap Sessione Europea: 03 Febbraio 2026
03/02/2026
Le prime ore della sessione europea del 3 febbraio hanno aperto con un tono costruttivo, ma la fiducia si è rapidamente raffreddata. Le borse del continente sono partite interamente in verde (circa +0,4%), poi hanno lasciato sul terreno parte dei guadagni fino a vedere alcuni indici scivolare lievemente in rosso. Il mercato resta dunque in modalità “rebound controllato”: la spinta iniziale c’è, ma la convinzione si assottiglia mentre gli investitori bilanciano tre forze opposte—recupero dei metalli, riaccensione selettiva del tech e pressione sul reddito fisso legata al tema supply, in un contesto USA complicato dallo shutdown.
Recap Sessione Asiatica: 03 Febbraio 2026
03/02/2026
La sessione asiatica si è aperta con un cambio di passo netto rispetto al sell-off del giorno prima: i listini dell’area APAC sono tornati prevalentemente in territorio positivo, sostenuti dal “passaggio di consegne” incoraggiante arrivato da Wall Street. Il rimbalzo ha avuto il sapore di una ricomposizione rapida del rischio, ma con un retroscena tutt’altro che lineare: la geopolitica energetica, la de-escalation tariffaria con l’India, il primo rialzo della banca centrale australiana dopo oltre due anni e l’ombra del shutdown USA che inizia a contaminare anche il calendario macro.
Raphael Bostic: “Il lavoro di presidente della Fed è enorme”, tra economia resiliente e inflazione ancora “non domata”
02/02/2026
Nel giorno in cui i mercati continuano a interrogarsi su traiettoria dei tassi e credibilità della banca centrale, arriva da Federal Reserve Bank of Atlanta un messaggio che è insieme macroeconomico e istituzionale. Intervenendo al Rotary Club of Atlanta, il presidente della Fed di Atlanta ha descritto un quadro di fondo che, nelle sue parole, resta sorprendentemente solido: “l’economia USA sembra resiliente”, e questo “ancora prima di tenere conto” degli effetti potenzialmente espansivi legati a sgravi fiscali e deregolamentazione.
Rapporto occupazione USA di gennaio 2026: rinvio e implicazioni economiche
02/02/2026
Il Bureau of Labor Statistics (BLS) aveva programmato di pubblicare il rapporto mensile sull’occupazione statunitense di gennaio 2026 venerdì 6 febbraio 2026. Tuttavia, secondo fonti di stampa finanziaria (es. Barron’s), il BLS non pubblicherà il rapporto nella data prevista a causa della recente parziale chiusura delle attività federali (government shutdown).

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Azionario

Rapporto occupazione USA di gennaio 2026: rinvio e implicazioni economiche
02/02/2026
02/02/2026
Recap Settimanale dei Mercati Finanziari: 26 - 30 Gennaio 2026
01/02/2026
01/02/2026
Fed in pausa, mercati in fibrillazione: tassi fermi ma “intrigo” totale attorno a Powell
27/01/2026
27/01/2026
Wall Street rimbalza dopo il “no” di Trump alla forza sulla Groenlandia: tregua sui mercati, ma la frattura commerciale resta aperta
21/01/2026
21/01/2026
“Pressione Groenlandia”: la scommessa di Trump sui dazi agita oro e valute, ma il rischio boomerang sul Dollaro cresce
19/01/2026
19/01/2026

Federal Reserve

Shutdown USA, la Fed prova a rassicurare: Thomas Barkin vede “solo pochi giorni di ritardo”, ma resta l’ansia su lavoro e inflazione
03/02/2026
Nel pieno del braccio di ferro politico che sta congelando parte della macchina federale, la Federal Reserve tenta di evitare che l’incertezza si trasformi in panico informativo. Thomas Barkin, presidente della Federal Reserve Bank of Richmond, ha dichiarato martedì di sperare che l’attuale shutdown del governo statunitense provochi “solo pochi giorni di ritardo” nella pubblicazione dei dati economici. Un messaggio che suona come un tentativo di normalizzazione—ma che, letto tra le righe, conferma quanto il flusso statistico resti oggi una variabile critica per la politica monetaria.
Raphael Bostic: “Il lavoro di presidente della Fed è enorme”, tra economia resiliente e inflazione ancora “non domata”
02/02/2026
Nel giorno in cui i mercati continuano a interrogarsi su traiettoria dei tassi e credibilità della banca centrale, arriva da Federal Reserve Bank of Atlanta un messaggio che è insieme macroeconomico e istituzionale. Intervenendo al Rotary Club of Atlanta, il presidente della Fed di Atlanta ha descritto un quadro di fondo che, nelle sue parole, resta sorprendentemente solido: “l’economia USA sembra resiliente”, e questo “ancora prima di tenere conto” degli effetti potenzialmente espansivi legati a sgravi fiscali e deregolamentazione.
Rapporto occupazione USA di gennaio 2026: rinvio e implicazioni economiche
02/02/2026
Il Bureau of Labor Statistics (BLS) aveva programmato di pubblicare il rapporto mensile sull’occupazione statunitense di gennaio 2026 venerdì 6 febbraio 2026. Tuttavia, secondo fonti di stampa finanziaria (es. Barron’s), il BLS non pubblicherà il rapporto nella data prevista a causa della recente parziale chiusura delle attività federali (government shutdown).
Trump sceglie Kevin Warsh per la guida della Fed: una nomina che mescola tagli ai tassi e “rigore” sul bilancio
30/01/2026
Donald Trump ha annunciato venerdì la scelta di Kevin Warsh come prossimo Chair della Federal Reserve, imprimendo alla banca centrale statunitense un cambio di rotta che, almeno nelle intenzioni, prova a tenere insieme due anime solo in apparenza inconciliabili: la spinta verso tassi più bassi e una visione da falco dell’inflazione.
Oro giù dai $5.300: la Fed “falco” congela i tassi e riaccende la domanda di Dollaro
28/01/2026
Il rally dell’oro si è inceppato proprio sul livello simbolico dei $5.300. Nella sessione nordamericana, il metallo prezioso arretra dopo che la Federal Reserve ha mantenuto invariati i tassi e, soprattutto, ha segnalato che il mercato del lavoro statunitense si è stabilizzato: un messaggio che rafforza l’idea di tassi “più alti più a lungo” e che ha riportato acquisti sul Dollaro, togliendo slancio a XAU/USD.

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Recap Sessioni

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03 febbraio 2026
Recap Sessione Europea: 03 Febbraio 2026
Le prime ore della sessione europea del 3 febbraio hanno aperto con un tono costruttivo, ma la fiducia si è rapidamente raffreddata. Le borse del continente sono partite interamente in verde (circa +0,4%), poi hanno lasciato sul terreno parte dei guadagni fino a vedere alcuni indici scivolare lievemente in rosso. Il mercato resta dunque in modalità “rebound controllato”: la spinta iniziale c’è, ma la convinzione si assottiglia mentre gli investitori bilanciano tre forze opposte—recupero dei metalli, riaccensione selettiva del tech e pressione sul reddito fisso legata al tema supply, in un contesto USA complicato dallo shutdown.
03 febbraio 2026
Recap Sessione Asiatica: 03 Febbraio 2026
La sessione asiatica si è aperta con un cambio di passo netto rispetto al sell-off del giorno prima: i listini dell’area APAC sono tornati prevalentemente in territorio positivo, sostenuti dal “passaggio di consegne” incoraggiante arrivato da Wall Street. Il rimbalzo ha avuto il sapore di una ricomposizione rapida del rischio, ma con un retroscena tutt’altro che lineare: la geopolitica energetica, la de-escalation tariffaria con l’India, il primo rialzo della banca centrale australiana dopo oltre due anni e l’ombra del shutdown USA che inizia a contaminare anche il calendario macro.
02 febbraio 2026
Recap Sessione Europea: 02 Febbraio 2026
Le prime ore della sessione europea si sono aperte con un riflesso condizionato da “risk-off” – alimentato dal nuovo capitombolo dei preziosi e dai timori sul tech USA – ma col passare dei minuti il quadro si è fatto più sfumato: le borse europee, inizialmente in rosso, hanno recuperato fino a mostrare un andamento misto, mentre i futures USA restano completamente negativi con il Nasdaq a guidare le perdite. Il mercato si muove così su un crinale: da una parte la pressione su commodity e tecnologia, dall’altra la ricerca di un punto di equilibrio mentre i listini europei provano a riassorbire lo shock.
02 febbraio 2026
Recap Sessione Asiatica: 02 Febbraio 2026
La sessione asiatica si è aperta e si è chiusa in modalità difensiva: troppo rumore di fondo, troppe frizioni contemporanee. Il mix è noto ma raramente così concentrato: shutdown parziale negli Stati Uniti, sorpresa negativa dai PMI ufficiali cinesi, nervosismo tech per l’investimento di NVIDIA in OpenAI che “si arena”, e l’onda lunga del crollo storico dei metalli preziosi innescato dalla nomination di Kevin Warsh alla guida della Fed. Sullo sfondo, tariffe e tensioni commerciali che tornano a dettare il “risk sentiment” più delle stesse trimestrali.
30 gennaio 2026
Recap Sessione Europea: 30 Gennaio 2026
Le prime ore della sessione europea si svolgono con una svolta storica per i mercati globali: Kevin Warsh è ufficialmente il nuovo presidente della Federal Reserve. L’annuncio formale da parte di Donald Trump ha trasformato le indiscrezioni delle ore precedenti in un fatto compiuto, innescando reazioni immediate su valute, obbligazioni, azioni e materie prime.
30 gennaio 2026
Recap Sessione Asiatica: 30 Gennaio 2026
La sessione asiatica si è aperta con un copione tipico da fine mese, ma con un catalizzatore politico-monetario ben preciso: l’attesa per l’annuncio di Donald Trump sul prossimo presidente della Fed, previsto per la mattina di venerdì. I report che descrivono l’amministrazione orientata su Kevin Warsh hanno innescato un riflesso immediato sui prezzi globali: DXY in rialzo, Treasury sotto pressione (rendimenti in salita) e un generale raffreddamento dell’appetito per il rischio, soprattutto dove le valutazioni sono più “sensibili” al costo del denaro, cioè tecnologia e growth.
29 gennaio 2026
Recap Sessione Europea: 29 Gennaio 2026
Nelle prime ore della sessione europea il tono resta complessivamente costruttivo: le borse del continente sono ampiamente più forti, con STOXX 600 +0,4%. Ma la fotografia non è uniforme e lo si vede subito dal DAX 40 (-1,2%), che paga un colpo secco sul comparto software: SAP crolla (-14%) dopo i conti, penalizzata dalla delusione su cloud revenue e, soprattutto, da metriche deboli sul cloud backlog.
29 gennaio 2026
Recap Sessione Asiatica: 29 Gennaio 2026
La sessione asiatica ha viaggiato con il freno a mano tirato: l’assenza di “fuochi d’artificio” dal FOMC ha lasciato i listini APAC senza una direzione chiara, mentre le prime risposte agli utili mega-cap USA hanno prodotto più rumore settoriale che vero appetito per il rischio. Sullo sfondo, due fattori hanno continuato a pesare sul sentiment: l’incertezza politica americana legata al rischio shutdown e l’inasprimento del lessico geopolitico in Medio Oriente.
28 gennaio 2026
Recap Sessione Europea: 28 Gennaio 2026
Le prime ore della sessione europea si aprono con vendite generalizzate: le borse del Vecchio Continente sono broadly lower, con lo STOXX 600 a circa -0,4%, segnale di un sentiment prudente che si impone nonostante la buona mano dalla tecnologia. La divergenza tra piazze è però netta: l’AEX di Amsterdam si distingue dal resto perché sostenuto dal rally del suo heavyweight ASML, mentre gli altri listini restano più vulnerabili al peso del comparto consumo/lusso. Ne esce un’Europa “negativa ma ordinata”: il ribasso è ampio, ma non disordinato, perché la forza dei semiconduttori compensa parzialmente l’impatto del sell-off sul lusso e perché l’asset allocation resta cauta in vista degli eventi di giornata.
28 gennaio 2026
Recap Sessione Asiatica: 28 Gennaio 2026
La sessione asiatica si è aperta con un tono apparentemente costruttivo, eredità di una chiusura di Wall Street “perlopiù” positiva e trainata dai mega-cap. Ma quel bias iniziale ha iniziato rapidamente a sfumare: l’avvicinarsi di una raffica di eventi-chiave — dal Fed Policy Announcement alle decisioni di BoC e BCB, fino a una lista di earnings ad altissimo impatto — ha rimesso in circolo prudenza e volatilità latente. Ne è uscito un quadro “mixed” in Asia-Pacifico: resilienza selettiva, ma con lo sguardo fisso sulla combinazione più potente del giorno, politica monetaria + geopolitica + tariffe.
27 gennaio 2026
Recap Sessione Europea: 27 Gennaio 2026
Nelle prime ore della sessione europea il tono resta costruttivo, con borse e futures in rialzo, ma sotto una superficie apparentemente tranquilla riaffiorano due nervi scoperti che tengono gli operatori in allerta: la nuova salva tariffaria di Donald Trump contro la Corea del Sud e una fiammata di volatilità sul cambio USD/JPY, sceso sotto 154 senza un catalizzatore evidente. È un mercato che vuole seguire il rimbalzo dell’azionario globale e l’avvicinarsi della stagione degli utili, ma che non riesce a ignorare segnali “da regime” tipici delle fasi di stress: movimenti repentini sullo yen, narrativa di intervento, e la geopolitica che torna a bussare con notizie dal Medio Oriente.
27 gennaio 2026
Recap Sessione Asiatica: 27 Gennaio 2026
La sessione asiatica si è aperta con un tono complessivamente costruttivo, agganciandosi al rimbalzo di Wall Street, ma senza trasformarlo in un “via libera” pieno al rischio. L’Asia ha comprato l’idea di un mercato ancora sostenuto dall’attesa per i conti delle big tech statunitensi, mentre sullo sfondo si è fatto strada un mix di fattori che ha limitato l’ampiezza dei rialzi: nuova escalation tariffaria degli Stati Uniti contro la Corea del Sud, oro nuovamente sorretto in area 5.000 dollari e un quadro geopolitico tornato denso con l’arrivo di asset navali USA in Medio Oriente.

Recap Settimanale

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01 febbraio 2026
Recap Settimanale dei Mercati Finanziari: 26 - 30 Gennaio 2026
La settimana finanziaria del 26-30 gennaio 2026 è stata dominata da un delicato equilibrio tra segnali di distensione e nuove fonti di tensione. Da un lato, la Federal Reserve ha mantenuto invariati i tassi fornendo stabilità ai mercati, e una potenziale crisi diplomatica tra Stati Uniti ed Europa sulla Groenlandia è rientrata grazie a un accordo dell’ultimo minuto. Dall’altro, persistono incertezze e attriti: Washington ha rilanciato la guerra commerciale con minacce di nuovi dazi, mentre l’oro ha toccato massimi storici segnalando la ricerca di rifugio da parte degli investitori. In questo contesto misto, le principali valute hanno registrato movimenti significativi – con il dollaro in indebolimento e divise rifugio come franco svizzero e yen in rafforzamento – e i mercati azionari hanno chiuso contrastati tra timori geopolitici e fiducia nella solida stagione degli utili societari.
25 gennaio 2026
Recap Settimanale dei Mercati Finanziari: 19 - 23 Gennaio 2026
La settimana dal 19 al 23 gennaio 2026 (ridotta a quattro sessioni a Wall Street per la festività di lunedì) è stata dominata da forte volatilità sui mercati globali e da notizie geopolitiche di rilievo. Negli Stati Uniti gli indici azionari hanno chiuso leggermente in calo, dopo un avvio difficile dovuto a nuove minacce tariffarie di Washington verso l’Europa (che hanno intaccato il sentiment degli investitori) seguito però da un rimbalzo dei titoli tecnologici che ha permesso di recuperare parte delle perdite iniziali.
18 gennaio 2026
Recap Settimanale dei Mercati Finanziari: 12 - 16 Gennaio 2026
La settimana che si è chiusa il 16 gennaio è stata un esercizio di equilibrio tra titoli politici “tossici” e fondamentali economici ostinatamente solidi. L’avvio ha avuto il sapore del “Sell America”: l’apertura di un’indagine penale del Dipartimento di Giustizia sulla spesa per le ristrutturazioni attribuite a Jerome Powell ha acceso un test senza precedenti sulla percezione di autonomia della Federal Reserve. Eppure il Dollaro ha resistito, e proprio nel finale ha ribaltato la narrativa: la realtà macro—vendite al dettaglio robuste e sussidi di disoccupazione ai minimi di quasi due anni—ha costretto il mercato a riavvolgere parte delle scommesse recessive e a ridimensionare l’idea di un pivot imminente.
11 gennaio 2026
Recap Settimanale dei Mercati Finanziari: 05 - 09 Gennaio 2026
La prima settimana del 2026 (5-9 gennaio) ha visto i mercati finanziari mondiali partire con il piede giusto nonostante shock geopolitici e segnali economici misti. In un clima da risk-on, gli indici azionari hanno toccato nuovi massimi, spinti dall’ottimismo su inflazione e tassi, mentre gli operatori hanno mostrato notevole resilienza di fronte a eventi clamorosi come l’operazione militare statunitense in Venezuela. I trader, infatti, hanno rapidamente spostato l’attenzione dal dramma politico ai fondamentali macro, in vista di dati cruciali come i PMI di servizi e soprattutto il rapporto sull’occupazione USA di venerdì. Ne è emerso un braccio di ferro tra due narrative opposte: da un lato le tensioni globali (dall’America Latina fino all’Artico), dall’altro i “freddi numeri” economici – con i secondi che hanno finito per guidare il sentiment. Di seguito ripercorriamo i fatti salienti della settimana nei principali Paesi, includendo i dati macro…
21 dicembre 2025
Recap Settimanale dei Mercati Finanziari: 15 - 19 Dicembre 2025
L’ultima settimana completa di contrattazioni del 2025 (15-19 dicembre) ha riservato ai mercati finanziari un finale d’anno movimentato e denso di notizie. Dagli Stati Uniti all’Asia, inflazione in calo e decisioni sui tassi d’interesse hanno dettato il sentiment degli investitori, alimentando oscillazioni marcate su azioni, obbligazioni e valute. Molte piazze azionarie hanno iniziato la settimana in ribasso, zavorrate dai timori per le valutazioni tecnologiche e dal clima pre-festivo prudente, per poi rimbalzare con vigore dopo dati sull’inflazione più benigni del previsto. Nel frattempo, le banche centrali delle principali economie hanno offerto indicazioni contrastanti: negli USA e in Europa prevale una linea accomodante di fronte al rallentamento dei prezzi, mentre in Giappone si registra una storica stretta monetaria. In questo contesto, il dollaro ha oscillato contro le altre valute chiave, mantenendosi solido soprattutto verso…
14 dicembre 2025
Recap Settimanale dei Mercati Finanziari: 08 - 12 Dicembre 2025
Negli Stati Uniti la settimana è stata dominata dalla riunione della Federal Reserve, che mercoledì 10 dicembre ha annunciato un taglio dei tassi di 25 punti base come ampiamente previsto. Il target dei Fed Funds è sceso così a un intervallo 3,50%–3,75%, con un voto FOMC insolitamente diviso (9 favorevoli e 3 contrari). Più del dato in sé, a incidere sui mercati è stato il tono accomodante del presidente Jerome Powell, che ha attribuito l’inflazione in eccesso soprattutto ai dazi (definendone l’impatto “transitorio”). Questo messaggio ha sorpreso per dovishness e ha alimentato aspettative di ulteriore allentamento nel 2026, indebolendo il dollaroamericano in modo generalizzato fino a fine settimana. Contestualmente, Powell ha segnalato che la politica futura dipenderà dai dati, con la Fed pronta a sospendere i tagli se l’economia sorprende al rialzo, ma al momento le proiezioni ufficiali indicano un solo taglio
07 dicembre 2025
Recap Settimanale dei Mercati Finanziari: 01 - 05 Dicembre 2025
Il panorama macroeconomico degli Stati Uniti si è trasformato in un labirinto di segnali incoerenti. Mercoledì, l’ADP ha lanciato un allarme con un calo di 32 mila posti di lavoro nel settore privato, un dato che ha immediatamente alimentato timori di un rallentamento più pronunciato del previsto. Eppure, nel giro di ventiquattro ore, la narrativa è stata bruscamente ribaltata dalle Initial Jobless Claims, precipitate ai minimi dal 2022 e interpretate come un segno di estrema solidità occupazionale. Questa sequenza dissonante ha reso impossibile tracciare una traiettoria chiara del mercato del lavoro, proprio mentre il rinvio del Non-Farm Payrolls privava il FOMC dell’indicatore più atteso.
30 novembre 2025
Recap Settimanale dei Mercati Finanziari: 24 - 28 Novembre 2025
La settimana statunitense è stata dominata da un cambiamento improvviso e dirompente nella narrativa della Federal Reserve. Il cosiddetto “Waller Pivot” ha ribaltato mesi di prudenza: il governatore Waller e la presidente Daly hanno dichiarato apertamente che l’inflazione non rappresenta più una minaccia e che un taglio a dicembre è necessario per prevenire un deterioramento del mercato del lavoro. Questa presa di posizione esplicita, e in un certo senso sorprendente, ha creato un effetto domino sui mercati, provocando un violento repricing delle aspettative e spingendo le probabilità di un taglio oltre il settantacinque per cento. Il Dollaro è scivolato ai minimi plurimensili, indebolito da una combinazione di rendimenti in calo e abbandono della narrativa hawkish.
23 novembre 2025
Recap Settimanale dei Mercati Finanziari: 17 - 21 Novembre 2025
La settimana 17-21 novembre 2025 si chiude con un quadro globale sfaccettato: gli indicatori anticipatori continuano a segnalare crescita, ma con forti divergenze tra servizi e manifattura, tra Stati Uniti ed Europa, tra economie ancora trainate dalla domanda interna e Paesi che iniziano a scontare pienamente dazi, rallentamento del commercio e consumatore stanco. Sullo sfondo, l’inflazione resta il tema-chiave, ma paradossalmente si fa più “opaca” proprio nel momento in cui le banche centrali dovrebbero decidere i prossimi tagli ai tassi.
16 novembre 2025
Recap Settimanale dei Mercati Finanziari: 10 - 14 Novembre 2025
Nella settimana dal 10 al 14 novembre i mercati finanziari globali si sono mossi in un equilibrio precario, schiacciati tra tre grandi forze: il riemergere di dubbi sulle valutazioni legate all’intelligenza artificiale, il messaggio prudente e poco accomodante in arrivo dalle banche centrali – in primis la Federal Reserve – e un quadro geopolitico che continua a deteriorarsi, con tensioni concentrate soprattutto in Medio Oriente e sul fronte energetico.
09 novembre 2025
Recap dei Mercati Finanziari: 03 - 07 Novembre 2025
La prima settimana di novembre ha rappresentato uno spartiacque nei mercati finanziari globali. Dopo settimane in cui il racconto dominante era quello della forza americana — un’economia resiliente, un mercato del lavoro solido e un dollaro inarrestabile — lo scenario si è improvvisamente capovolto. Il “narrative trade” che aveva spinto investitori e algoritmi a premiare l’eccezionalismo statunitense è collassato nel giro di quarantotto ore, trascinando con sé valute, azioni e rendimenti.
02 novembre 2025
Recap Settimanale dei Mercati Finanziari: 27 - 31 Ottobre 2025
La settimana si è aperta con il mondo finanziario concentrato sul vertice Trump-Xi, nella speranza di una de-escalation commerciale capace di offrire respiro a un contesto macro sempre più fragile. Tuttavia, ciò che doveva essere un momento di sollievo geopolitico si è trasformato in una tempesta monetaria.

Recap Speech

Pubblicato il 28/01/2026
Recap Speech Powell: 28 Gennaio 2026
Redazione Forex Gump
Pubblicato il 10/12/2025
Recap Speech Powell: 10 Dicembre 2025
Redazione Forex Gump
Pubblicato il 29/10/2025
Recap Speech Powell: 29 Ottobre 2025
Redazione Forex Gump
Pubblicato il 17/09/2025
Recap Speech Powell: 17 Settembre 2025
Redazione Forex Gump
Pubblicato il 30/07/2025
Recap Speech Powell: 30 Luglio 2025
Redazione Forex Gump
Pubblicato il 18/06/2025
Recap Speech Powell: 18 Giugno 2025
Redazione Forex Gump
Pubblicato il 07/05/2025
Recap Speech Powell: 07 Maggio 2025
Redazione Forex Gump
Pubblicato il 19/03/2025
Recap Speech Powell: 19 Marzo 2025
Redazione Forex Gump
Pubblicato il 29/01/2025
Recap Speech Powell: 29 Gennaio 2025
Redazione Forex Gump
Pubblicato il 18/12/2024
Recap Speech Powell: 18 Dicembre 2024
Redazione Forex Gump
Pubblicato il 08/11/2024
Recap Speech Powell: 07 Novembre 2024
Redazione Forex Gump
Pubblicato il 18/09/2024
Recap Speech Powell: 18 Settembre 2024
Redazione Forex Gump
30 gennaio 2026
Oro, scossa Warsh: BNY vede una “correzione aggressiva” dopo il rally di gennaio
La lettura di BNY, nelle parole di Bob Savage, non è quella di un inciampo casuale: è quella di un mercato che aveva già accumulato le premesse per scendere con decisione. Il punto non è solo che l’oro sia calato; è come e perché quel calo sia diventato così rapido. Quando un rally “spinge gli indicatori tecnici a livelli estremi”, come viene sottolineato, il prezzo smette di essere protetto dall’entusiasmo e diventa vulnerabile a qualunque evento che rompa la narrazione dominante. In questo senso, la correzione non nasce venerdì: venerdì trova semplicemente il pretesto per manifestarsi.
29 gennaio 2026
XAU/USD Sotto Attacco: Dentro il Crollo Tecnico del 29 Gennaio 2026
Nel pomeriggio del 29 gennaio, il mercato dell’oro ha vissuto movimenti a dir poco straordinari. Dopo aver toccato in mattinata l’ennesimo massimo storico (fino a 5.600 $/oncia), i prezzi spot sono precipitati di colpo fino a sotto 5.200 $ – una correzione intraday vicina al 7%. In pochi minuti XAU/USD ha cancellato guadagni accumulati in giorni di rally, con oscillazioni violente dell’ordine di centinaia di pip nel timeframe 1 minuto segnalate dai trader. La volatilità è schizzata alle stelle e molti hanno assistito a spread denaro-lettera anormalmente ampi, sintomo di mercato nel panico. Fonti di mercato in chiusura di giornata descrivevano un oro sulle “montagne russe” – “sull’ottovolante”, come riportato da ANSA – con un range intraday estremo compreso tra circa 5.594 $ (massimo di sessione) e 5.109 $ (minimo). Per contestualizzare, raramente l’oro spot sperimenta swing di…
29 gennaio 2026
Oro ai confini dell’euforia: XAU/USD consolida sopra 5.500 dopo il record vicino a 5.600
Per il nono giorno consecutivo, l’Oro (XAU/USD) continua a riscrivere i massimi storici, mettendo a segno una cavalcata che in meno di due settimane vale un’impressionante avanzata del 20%. Dopo aver toccato un nuovo record in area 5.600, le quotazioni entrano ora in una fase di consolidamento sopra 5.500: non un vero arretramento, ma una pausa ad alta quota, con i prezzi che restano “bid” e un mercato che, almeno per il momento, non trova motivi convincenti per invertire la rotta.
28 gennaio 2026
Oro giù dai $5.300: la Fed “falco” congela i tassi e riaccende la domanda di Dollaro
Il rally dell’oro si è inceppato proprio sul livello simbolico dei $5.300. Nella sessione nordamericana, il metallo prezioso arretra dopo che la Federal Reserve ha mantenuto invariati i tassi e, soprattutto, ha segnalato che il mercato del lavoro statunitense si è stabilizzato: un messaggio che rafforza l’idea di tassi “più alti più a lungo” e che ha riportato acquisti sul Dollaro, togliendo slancio a XAU/USD.
28 gennaio 2026
Oro ai massimi storici oltre $5.300: le attese Fed e le tensioni globali alimentano il rally
La corsa dell’oro non accenna a fermarsi. La quotazione spot XAU/USD ha segnato un nuovo massimo intraday a 5.311,68 dollari l’oncia oggi, 28 gennaio 2026, superando i precedenti record storici. Il metallo giallo consolida così un rally eccezionale, con un progresso odierno di circa +1,5%, sostenuto da una combinazione di fattori: le aspettative di una politica monetaria più accomodante da parte della Federal Reserve, le crescenti tensioni geopolitiche internazionali e le pressioni politiche interne sulla stessa Fed. Analisti e operatori evidenziano proprio «tensioni geopolitiche e attese di tagli dei tassi da parte della Fed» come motori chiave del balzo dell’oro nelle ultime sessioni
27 gennaio 2026
Fed in pausa, mercati in fibrillazione: tassi fermi ma “intrigo” totale attorno a Powell
La Federal Reserve arriva alla decisione sui tassi di mercoledì con un copione che, sulla carta, sembra già scritto: nessun taglio, nessuna sorpresa. Eppure, raramente un meeting “senza suspense” ha avuto un contorno tanto denso di pressioni, aspettative e potenziali scosse istituzionali. Il punto, stavolta, non è tanto il livello dei Fed funds quanto ciò che potrebbe muoversi attorno al comunicato e soprattutto attorno a Jerome Powell.
26 gennaio 2026
Oro sopra 5.100 dollari: record storico tra “sell America”, rischi geopolitici e dollaro ai minimi a quattro mesi
L’oro apre la settimana con un nuovo strappo al rialzo e aggiorna ancora una volta i massimi storici, superando la soglia dei 5.100 dollari nelle prime ore di contrattazione di lunedì. È la prosecuzione naturale del rally della scorsa settimana, ma con un significato più profondo: il movimento non appare come un semplice eccesso tecnico, bensì come la sintesi di due forze che si alimentano a vicenda. Da un lato, una domanda da bene rifugio che resta intensa; dall’altro, un dollaro USA in indebolimento, scivolato a un minimo di quattro mesi contro un paniere di valute principali.
26 gennaio 2026
Oro oltre 5.000 dollari: Société Générale alza l’asticella a 6.000 e avverte: “stima forse prudente”
Il passaggio sopra i 5.000 dollari l’oncia non è solo una cifra tonda: è un cambio di regime narrativo. Quando un mercato raggiunge “già adesso” l’obiettivo che era stato fissato per fine anno, la domanda smette di essere “se ci arriveremo” e diventa “quale sarà il nuovo equilibrio”. È su questo scarto – tra previsione e realtà anticipata – che si innesta l’aggiornamento di Société Générale: l’oro ha superato i 5.000 dollari e oggi XAU/USD ha toccato un picco a 5.111,11, centrando di fatto con largo anticipo l’obiettivo che era stato indicato come traguardo di fine anno. È il passaggio chiave che, secondo Société Générale, cambia il baricentro delle aspettative: se 5.000 era il punto d’arrivo, ora diventa il nuovo punto di partenza.
23 gennaio 2026
Oro in pausa sotto i 5.000 dollari: massimi storici, prese di profitto e dubbi sul “Greenland deal”
L’oro si prende una pausa, ma lo fa dall’alto. Venerdì, il metallo giallo (XAU/USD) arretra in modo contenuto dopo aver toccato un nuovo record intraday vicino a 4.967 dollari nella sessione asiatica: una flessione che sa di fisiologica “presa di profitto” più che di inversione. A metà seduta, le quotazioni orbitano intorno a 4.930 dollari e si avviano a chiudere la terza settimana consecutiva in rialzo, con un guadagno settimanale superiore al 7%. Il messaggio implicito del mercato è chiaro: i compratori restano in controllo, ma davanti al muro psicologico dei 5.000 dollari la spinta perde mordente e aumenta la sensibilità al flusso di notizie.
22 gennaio 2026
Oro oltre 4.900 dollari: record su record, mentre i tagli Fed si allontanano (ma non abbastanza)
L’oro aggiorna ancora i massimi storici e lo fa nel modo più “scomodo” per le letture semplicistiche del mercato: sale con decisione anche mentre il clima di rischio migliora. Nella seduta di giovedì XAU/USD segna il quarto rialzo consecutivo e tocca un nuovo record a 4.906 dollari, scambiando in area 4.903 (+1,60%). Il dato, di per sé, è un messaggio: il metallo prezioso continua a trovare domanda anche quando il contesto esterno sembra meno favorevole, con le tensioni USA–Europa in attenuazione dopo l’accordo su Groenlandia e la conseguente ritirata di Trump dalla minaccia di dazi verso otto Paesi europei a partire dal 1° febbraio.
21 gennaio 2026
XAUUSD in Rally: Oro ai Nuovi Massimi Storici in 48 Ore
Nelle ultime 48 ore il prezzo dell’oro quotato in dollari USA (XAU/USD) ha registrato un’impennata eccezionale, spingendosi fino a nuovi massimi storici sopra quota $4.700 l'oncia. Questo rally fulmineo è stato alimentato da un insieme di fattori macroeconomici – dall’acuirsi delle tensioni geopolitiche al calo del dollaro USA – e da catalizzatori fondamentali di mercato, come dichiarazioni chiave della Federal Reserve e dati economici sorprendenti. Sul fronte tecnico, il breakout dell’oro oltre le resistenze precedenti ha evidenziato volumi in aumento e pattern di consolidamento nel breve termine, a conferma della forza del trend rialzista. Di seguito analizziamo nel dettaglio il contesto macro globale, gli elementi fondamentali e le dinamiche tecniche di questo movimento storico, con uno sguardo finale alle possibili evoluzioni future.
20 gennaio 2026
Oro oltre 4.700: XAU/USD “conquista” la soglia psicologica sulle minacce di Trump
Il mercato dell’oro torna protagonista e lo fa con un segnale che, per i trader, vale più di molte parole: XAU/USD ha superato e “conquistato” l’area dei 4.700 dollari. Un livello simbolico, che diventa immediatamente un test di forza perché attira l’attenzione di chi cerca protezione e di chi, invece, prova a valutare se il movimento sia un eccesso destinato a rientrare.

Insider News

Rapporto occupazione USA di gennaio 2026: rinvio e implicazioni economiche
02/02/2026
Il Bureau of Labor Statistics (BLS) aveva programmato di pubblicare il rapporto mensile sull’occupazione statunitense di gennaio 2026 venerdì 6 febbraio 2026. Tuttavia, secondo fonti di stampa finanziaria (es. Barron’s), il BLS non pubblicherà il rapporto nella data prevista a causa della recente parziale chiusura delle attività federali (government shutdown).
Oro, scossa Warsh: BNY vede una “correzione aggressiva” dopo il rally di gennaio
30/01/2026
La lettura di BNY, nelle parole di Bob Savage, non è quella di un inciampo casuale: è quella di un mercato che aveva già accumulato le premesse per scendere con decisione. Il punto non è solo che l’oro sia calato; è come e perché quel calo sia diventato così rapido. Quando un rally “spinge gli indicatori tecnici a livelli estremi”, come viene sottolineato, il prezzo smette di essere protetto dall’entusiasmo e diventa vulnerabile a qualunque evento che rompa la narrazione dominante. In questo senso, la correzione non nasce venerdì: venerdì trova semplicemente il pretesto per manifestarsi.
Oro oltre 5.000 dollari: Société Générale alza l’asticella a 6.000 e avverte: “stima forse prudente”
26/01/2026
Il passaggio sopra i 5.000 dollari l’oncia non è solo una cifra tonda: è un cambio di regime narrativo. Quando un mercato raggiunge “già adesso” l’obiettivo che era stato fissato per fine anno, la domanda smette di essere “se ci arriveremo” e diventa “quale sarà il nuovo equilibrio”. È su questo scarto – tra previsione e realtà anticipata – che si innesta l’aggiornamento di Société Générale: l’oro ha superato i 5.000 dollari e oggi XAU/USD ha toccato un picco a 5.111,11, centrando di fatto con largo anticipo l’obiettivo che era stato indicato come traguardo di fine anno. È il passaggio chiave che, secondo Société Générale, cambia il baricentro delle aspettative: se 5.000 era il punto d’arrivo, ora diventa il nuovo punto di partenza.
Inflazione USA: attesa per l’IPC annuale (standard e core) e possibili impatti sui mercati
13/01/2026
Oggi alle 14:30 (ora italiana) è in programma la pubblicazione di un dato molto atteso: l’indice dei prezzi al consumo (IPC) degli Stati Uniti, sia nella versione headline (inflazione complessiva) sia core (al netto di alimentari ed energia), su base annua. Si tratta di un indicatore chiave dell’andamento dei prezzi al consumo, che influenza le decisioni delle banche centrali e le reazioni dei mercati finanziari. Di seguito vediamo cosa si aspettano le principali banche d’investimento (JP Morgan, Goldman Sachs, Morgan Stanley, Bank of America, UBS e altri), le previsioni degli hedge fund istituzionali, e quali potrebbero essere gli effetti sulla politica monetaria e sui mercati.
In attesa dell'NFP USA del 9 gennaio 2026: previsioni, disoccupazione e impatto sui mercati
08/01/2026
Il Non-Farm Payrolls (NFP), ossia il rapporto mensile sull’occupazione non agricola negli Stati Uniti, in uscita venerdì 9 gennaio 2026 attirerà l’attenzione di investitori e analisti in tutto il mondo. Questo dato, insieme al tasso di disoccupazione, fornisce un termometro fondamentale della salute del mercato del lavoro americano. La sua importanza è accentuata dal contesto attuale: nel corso della seconda metà del 2025 l’occupazione USA ha mostrato segnali di rallentamento, con la disoccupazione in costante aumento da agosto. A novembre 2025 l’economia americana ha creato solo 64 mila posti di lavoro (ben al di sotto delle medie storiche recenti) e il tasso di disoccupazione è salito al 4,6%, il livello più alto dal 2021. Questa debolezza del mercato del lavoro ha già influenzato la politica monetaria: la Federal Reserve ha attuato tre tagli consecutivi dei tassi di interesse entro la fine del 2025, proprio in…

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