I mercati globali continuano a confrontarsi con una fase di inasprimento monetario sincronizzato, nella quale le banche centrali cercano di contenere le pressioni inflazionistiche mentre obbligazioni, valute e mercati azionari assorbono condizioni finanziarie progressivamente più restrittive. Il nuovo elemento arriva dal Giappone: la Bank of Japan ha portato i tassi all’1,25%, massimo degli ultimi 31 anni, ma la reazione dei mercati è stata tutt’altro che lineare, con lo yen in indebolimento e l’azionario giapponese in forte rialzo.
In Europa, rendimenti obbligazionari elevati e atteggiamento ancora restrittivo della BCE mantengono alta la tensione, mentre il PPI tedesco al +4,6% annuo conferma che le pressioni sui prezzi alla produzione rimangono significative. Negli Stati Uniti arriva invece un parziale elemento di sollievo dalla discesa del petrolio, che riduce temporaneamente i timori sull’inflazione energetica e favorisce il recupero dei futures sul Nasdaq.
È proprio il petrolio a modificare il quadro dell’oro: XAU/USD raggiunge il massimo di una settimana, beneficiando dell’allentamento delle pressioni provenienti dal greggio e di un contesto nel quale il mercato prova a separare il rischio geopolitico da quello puramente inflazionistico.