La sessione asiatica di oggi si è sviluppata in un clima di cautela marcata, con i mercati costretti a misurarsi ancora una volta con l’escalation geopolitica nello Stretto di Hormuz, il rialzo dei prezzi energetici e il ritorno dell’inflazione come variabile dominante per le banche centrali. Dopo la debole chiusura di Wall Street, condizionata dalle tensioni nel Golfo e dal forte movimento del petrolio, anche l’Asia ha assunto un’impostazione difensiva, penalizzata da liquidità ridotta per le festività in Giappone, Corea del Sud e Cina continentale.
Il quadro che emerge è quello di una fase di mercato in cui la geopolitica non resta confinata al rischio headline, ma si trasmette direttamente a petrolio, rendimenti, valute e aspettative di politica monetaria. Il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato che la guerra con l’Iran potrebbe proseguire ancora per due o tre settimane, aggiungendo che “il tempo non è essenziale”. Una frase che ha raffreddato le speranze di una rapida de-escalation e ha rafforzato l’idea che il conflitto possa continuare a esercitare pressioni persistenti sull’economia globale.