La sessione asiatica ha rappresentato uno dei momenti più delicati delle ultime settimane per i mercati finanziari globali. Nonostante il forte supporto proveniente da Wall Street, dal rally del comparto tecnologico e dai toni apparentemente costruttivi del summit tra Donald Trump e Xi Jinping, gli investitori hanno progressivamente abbandonato il sentiment positivo iniziale per tornare a concentrarsi sulla variabile che oggi domina realmente la struttura dei mercati: il rischio geopolitico legato all’Iran e allo Stretto di Hormuz.
Ed è proprio questo l’aspetto più importante della seduta asiatica: i mercati stanno iniziando a prezzare uno scenario in cui la geopolitica non è più un semplice elemento di disturbo temporaneo, ma un fattore strutturale capace di influenzare direttamente inflazione, rendimenti obbligazionari, aspettative sulla Federal Reserve e valutazioni azionarie globali.