La settimana finanziaria compresa tra il 4 e l’8 maggio 2026 è stata dominata da un unico grande tema: la crisi in Medio Oriente e, in particolare, la volatilità generata dallo Stretto di Hormuz. Il mercato ha vissuto cinque sedute estremamente nervose, nelle quali petrolio, obbligazioni, valute, azioni e metalli preziosi hanno reagito quasi in tempo reale a ogni nuova notizia proveniente dal fronte USA-Iran.
L’inizio settimana è stato chiaramente risk-off. I timori di un’escalation militare tra Washington e Teheran hanno spinto il petrolio bruscamente al rialzo, alimentando nuove paure inflazionistiche. Il Brent è arrivato sopra i 114 dollari al barile, mentre il WTI ha superato quota 101 dollari. Il messaggio implicito per i mercati era semplice ma potente: se Hormuz resta instabile, l’offerta energetica globale può subire un’interruzione profonda, con conseguenze dirette su inflazione, tassi e crescita.