I mercati globali tornano sotto pressione mentre l’escalation militare tra Stati Uniti e Iran riporta lo Stretto di Hormuz al centro del rischio finanziario internazionale. Le borse asiatiche ed europee arretrano, il Brent balza di oltre il 3% e i rendimenti obbligazionari raggiungono nuovi massimi pluriennali, costruendo uno scenario nel quale geopolitica, inflazione e politica monetaria tornano a intrecciarsi.
Il movimento più significativo arriva proprio dall’obbligazionario europeo: il rendimento del Bund tedesco a 10 anni raggiunge il 3,2903%, massimo degli ultimi 15 anni, mentre nuovi segnali di accelerazione dell’inflazione in Germania e un’inflazione irlandese al 3,4% rafforzano i timori che lo shock energetico possa rallentare il processo disinflazionistico.
Il dollaro, tuttavia, si indebolisce leggermente mentre il mercato rivaluta la possibilità di ulteriori rialzi della Fed. È una combinazione particolare: petrolio e rendimenti salgono, ma il biglietto verde non riesce per ora a trasformare l’aumento dell’avversione al rischio in una nuova fase di forza.
