La seduta del 6 maggio 2026 si sta costruendo attorno a un improvviso cambio di tono sul fronte geopolitico, con i mercati che stanno iniziando a prezzare la possibilità concreta di un accordo di pace tra Stati Uniti e Iran. Il risultato è un riequilibrio netto dei principali asset: il dollaro perde terreno, il petrolio scende sotto i 100 dollari al barile, l’oro accelera con forza e le borse tornano a respirare. Non è ancora il ritorno a una normalità piena, ma è senza dubbio un cambio di regime rispetto alle settimane dominate da blocchi, shock energetici e timori inflazionistici.
Il quadro odierno è quello di un mercato che prova a spostarsi da una modalità difensiva a una più costruttiva. L’elemento decisivo resta la geopolitica: la percezione che un’intesa tra Washington e Teheran sia ormai vicina sta comprimendo il premio di rischio incorporato nell’energia, alleggerendo la pressione sul dollaro e favorendo una rotazione verso valute, metalli e azionario. Tuttavia, proprio perché il movimento nasce soprattutto da aspettative diplomatiche, la sua tenuta dipenderà dalla credibilità dei prossimi sviluppi.
