I mercati globali si stanno muovendo dentro una configurazione sempre più selettiva, nella quale il ritorno della tensione tra Stati Uniti e Iran riporta in primo piano il tema dell’inflazione energetica, ma non riesce a spegnere del tutto l’appetito per il rischio nei segmenti più esposti alla crescita e alla tecnologia. Il risultato è una seduta spaccata in due: da una parte Wall Street resta più prudente, frenata dallo stallo diplomatico e dal nuovo balzo del greggio; dall’altra l’Asia corre, con il Kospi sudcoreano che tocca un nuovo massimo storico trascinato dalla domanda per i titoli legati all’intelligenza artificiale.
Il messaggio chiave è che il mercato sta tornando a prezzare uno scenario di inflazione più difficile da riassorbire. Il petrolio sale di 4 dollari al barile dopo il rifiuto iraniano della proposta di pace americana, l’oro perde quasi l’1%, il dollaro mantiene una postura relativamente solida e le valute più vulnerabili ai costi energetici, come la rupia indiana, finiscono immediatamente sotto pressione. È un contesto in cui la geopolitica non genera un classico risk-off uniforme, ma crea una selezione molto netta tra chi subisce lo shock e chi riesce ancora a beneficiare di temi strutturali come l’AI.
