La sessione asiatica si è sviluppata in un equilibrio fragile, quasi sospeso, tra due forze opposte: da un lato il tentativo di riapertura diplomatica tra Stati Uniti e Cina, dall’altro la persistenza di un rischio geopolitico ancora molto elevato attorno all’Iran, al Golfo Persico e allo Stretto di Hormuz.
Il vertice tra Donald Trump e Xi Jinping a Pechino ha rappresentato il principale catalizzatore della giornata. I toni iniziali sono stati volutamente distensivi: Trump ha parlato di un rapporto “fantastico” con Xi e di un futuro altrettanto positivo tra le due potenze, mentre il presidente cinese ha sottolineato che gli interessi comuni tra Cina e Stati Uniti superano le differenze. Tuttavia, i mercati non si sono lasciati trascinare da un entusiasmo pieno, perché alle parole concilianti non hanno ancora fatto seguito risultati concreti.
In questo contesto, le borse asiatiche hanno mostrato un andamento misto, riflettendo una prudenza di fondo. Il sostegno arrivava dal buon tono di Wall Street, dove Nasdaq e S&P 500 hanno aggiornato i massimi storici grazie alla forza del comparto tecnologico e dell’intelligenza artificiale. Ma il peso delle tensioni in Medio Oriente, il rischio inflazionistico legato all’energia e la prospettiva di una politica monetaria ancora restrittiva hanno impedito una lettura pienamente risk-on.
