I mercati globali tornano a muoversi sotto la pressione di un rischio geopolitico sempre più difficile da circoscrivere. L’escalation in Medio Oriente non sta incidendo soltanto sul sentiment degli investitori, ma sta iniziando a modificare in profondità le aspettative su inflazione, crescita e politica monetaria.
Il segnale più evidente arriva dal petrolio. Il Brent ha superato i 95 dollari al barile per la prima volta da giugno, incorporando un premio crescente per il rischio di interruzioni dell’offerta e per le minacce alle rotte marittime regionali. Parallelamente, l’oro ha raggiunto un massimo di due settimane, mentre lo yen ha recuperato dopo aver toccato un minimo degli ultimi quarant’anni.
Il mercato, quindi, non sta reagendo a un unico fattore. Sta cercando di conciliare tre dinamiche differenti: la ricerca di protezione contro il rischio geopolitico, il timore di un nuovo shock inflazionistico legato all’energia e la possibile risposta delle banche centrali a un contesto molto più complesso.
