I mercati globali entrano in una nuova fase di tensione, dominata dall’accelerazione del petrolio e dal conseguente ritorno dei timori inflazionistici. Il Brent ha superato i 98 dollari al barile, avvicinandosi alla soglia psicologica dei 100 dollari, mentre USD/JPY ha raggiunto 163,65, massimo degli ultimi quarant’anni.
Questi due movimenti sintetizzano il principale messaggio macrofinanziario della giornata: il rischio geopolitico non sta producendo soltanto una ricerca indiscriminata di beni rifugio, ma sta soprattutto spingendo il mercato a rivalutare le prospettive di inflazione e politica monetaria.
Il rialzo del greggio aumenta infatti il rischio che le pressioni sui prezzi tornino a rafforzarsi, inducendo le banche centrali a mantenere i tassi elevati più a lungo o, in alcuni casi, a considerare nuove strette. Da qui derivano l’aumento dei rendimenti obbligazionari, la forza del dollaro e la difficoltà dell’oro, che perde circa l’1% nonostante l’aggravarsi delle tensioni internazionali.
