Il superamento dei 100 dollari al barile da parte del Brent segna un nuovo passaggio critico per i mercati globali. L’escalation tra Stati Uniti e Iran, con attacchi reciproci che coinvolgono petroliere e basi militari, aumenta i timori sulle forniture attraverso lo Stretto di Hormuz e trasforma nuovamente il Medio Oriente nel principale fattore di rischio per inflazione, obbligazioni e mercati azionari.
La pressione non riguarda soltanto il petrolio. Il gas naturale europeo è salito ai massimi degli ultimi tre anni, aumentando ulteriormente la vulnerabilità dell’Eurozona a uno shock energetico. Le borse asiatiche ed europee arretrano, i rendimenti obbligazionari rimangono volatili e alcune valute particolarmente sensibili all’importazione di energia, come la rupia indiana, subiscono forti pressioni.
L’oro, questa volta, riesce invece a rafforzarsi, sostenuto contemporaneamente dal rischio geopolitico e da un dollaro meno aggressivo.
