La sessione asiatica di giovedì 10 settembre si è sviluppata sotto il segno della debolezza, con vendite diffuse sui principali listini dell’area mentre gli investitori continuano a fare i conti con un petrolio stabilmente sopra quota 100 dollari, rendimenti obbligazionari elevati e l’attesa per i nuovi dati sull’inflazione statunitense.
Il quadro regionale è stato quasi uniformemente negativo. Il Nikkei 225 giapponese ha perso lo 0,62%, il Kospi sudcoreano lo 0,24%, mentre l’Australia ha registrato una delle performance peggiori della giornata, con l’S&P/ASX 200 in calo dell’1,36%. Ancora più pesante Hong Kong, dove l’Hang Seng ha ceduto l’1,47%, mentre il CSI 300 della Cina continentale è arretrato dello 0,74%.
La pressione sugli asset rischiosi arriva dopo la terza seduta consecutiva di ribassi per Wall Street e in un contesto nel quale il mercato sembra ormai concentrato quasi esclusivamente sulla relazione tra guerra Stati Uniti-Iran, aumento del petrolio, inflazione e politica monetaria.
