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Yellen alza il tiro: “Indagine su Powell estremamente inquietante”. E avverte i mercati: “Dovrebbero preoccuparsi”

Scritto il 12/01/2026
da Redazione Forex Gump


Janet Yellen rompe il silenzio con parole che pesano come un warning istituzionale. L’ex presidente della Federal Reserve ed ex segretaria al Tesoro ha condannato l’indagine che coinvolge il suo successore, Jerome Powell, definendola “extremely chilling” per l’indipendenza della banca centrale. Il punto non è solo l’ennesimo scontro politico attorno alla Fed, ma la natura del colpo: un’inchiesta che, nella lettura di Yellen, rischia di trasformare l’autonomia monetaria in terreno di contesa giudiziaria e di convenienza.

 

La frase che sintetizza l’allarme è diretta e quasi incredula: “Sono sorpresa che il mercato non sia più preoccupato. Mi sembra che il mercato dovrebbe essere preoccupato”. In altre parole: se l’indipendenza della Fed viene percepita come vulnerabile, la reazione non dovrebbe essere tiepida, perché ciò che è in gioco è il meccanismo di fiducia che regge il prezzo del denaro e, di riflesso, la stabilità finanziaria.

 

Da “renovation” a perjury: come nasce la miccia

 

Le dichiarazioni di Yellen arrivano il giorno dopo la conferma, da parte di Powell, di essere a conoscenza del fatto che l’U.S. Attorney’s Office di Washington, D.C. starebbe valutando se il presidente della Fed abbia mentito durante una testimonianza al Congresso lo scorso giugno. Il nodo riguarda un costoso progetto di ristrutturazione del quartier generale della Fed e l’ipotesi sarebbe quella di accuse per spergiuro. Il Dipartimento di Giustizia, però, non ha ufficialmente confermato l’indagine.

 

Nel quadro delineato, un dettaglio diventa politicamente esplosivo: l’ufficio sarebbe guidato da Jeanine Pirro, indicata come confidente di Trump ed ex conduttrice di Fox News. È su questo incrocio tra potere politico e leva giudiziaria che Yellen costruisce il suo ragionamento: non solo dubita che Powell possa aver mentito, ma capovolge l’interpretazione dei fatti, suggerendo che la posta vera sia la poltrona.

 

“Conosco Powell: zero possibilità che abbia mentito”

 

Yellen non usa sfumature. “Conoscendo Powell come lo conosco, le probabilità che abbia mentito sono zero”, afferma, aggiungendo di credere che “lo stiano attaccando perché vogliono il suo posto e lo vogliono fuori”. È una presa di posizione rara per nettezza, perché non si limita a difendere una persona: difende un principio, quello per cui la guida della banca centrale non dovrebbe essere esposta a pressioni che passano attraverso la minaccia di un’incriminazione.

 

In questa lettura, l’indagine diventa un segnale: se il vertice della Fed può essere “messo sotto tiro” con un’inchiesta potenzialmente penale, allora l’indipendenza non è più solo una norma scritta, ma un equilibrio che può essere alterato. E quando l’equilibrio si incrina, i mercati — per Yellen — dovrebbero immediatamente aggiornare la loro percezione del rischio.

 

Il vero scontro: tassi come strumento per gestire il debito

 

Il punto più politico dell’intervento di Yellen riguarda l’idea che la politica monetaria possa essere piegata alla gestione del debito pubblico. Trump, si ricorda, ha pressato la Fed per tagliare i tassi anche con l’obiettivo di ridurre i costi di finanziamento di un debito federale indicato a 38,4 trilioni di dollari. Yellen definisce questa impostazione irresponsabile: usare il tasso overnight “chiave” della Fed per “gestire il debito” non è, per lei, una strategia legittima, ma una distorsione del mandato e del ruolo della banca centrale.

 

La frase più dura arriva qui: parlare di tagli dei tassi per abbassare i pagamenti sul debito, dice Yellen, è “la strada verso una repubblica delle banane”. È un’espressione volutamente urticante, perché richiama un’immagine di istituzioni deboli, dove la politica monetaria non è un argine contro l’inflazione e gli shock, ma un rubinetto governato dal potere di turno.

 

L’appello bipartisan degli ex vertici: “Tentativo senza precedenti”

 

Non è sola. Al coro contro l’indagine su Powell si aggiunge una dichiarazione con firme pesanti: l’inchiesta criminale riportata viene definita “un tentativo senza precedenti di usare attacchi prosecutori per minare quell’indipendenza”. Tra i firmatari compaiono ex presidenti della Fed come Ben Bernanke e Alan Greenspan, ex segretari al Tesoro come Timothy Geithner e Henry Paulson, oltre a “un numero di economisti di primo piano”.

 

La parte più significativa del testo non è soltanto la condanna, ma l’analogia: “È così che la politica monetaria viene fatta nei mercati emergenti con istituzioni deboli”, con conseguenze “altamente negative” per l’inflazione e per il funzionamento dell’economia più in generale. E la chiusura è un messaggio identitario: “Non ha posto negli Stati Uniti”, perché la forza americana — sostengono — è lo stato di diritto, base del successo economico.

 

Perché, secondo Yellen, il mercato “dovrebbe” reagire

 

Il filo conduttore è semplice e inquietante: l’indipendenza della Fed non è un dettaglio tecnico, è un asset reputazionale. Se viene percepita come negoziabile, la banca centrale rischia di perdere la capacità di ancorare le aspettative e di far accettare le proprie decisioni come orientate alla stabilità, non al ciclo elettorale o al costo del debito.

 

Per questo Yellen insiste sul comportamento dei mercati: la sua sorpresa per l’assenza di un allarme più visibile non è una nota di colore, ma un avvertimento. Nella sua logica, l’indagine non è solo un caso giudiziario, ma un precedente istituzionale. E un precedente, quando tocca la Fed, può cambiare il modo in cui viene prezzato il rischio politico attorno ai tassi.

 

Una battaglia di poltrone o un test per le istituzioni?

 

Yellen la vede come un tentativo di “andare a prenderlo” per liberare il posto. Altri ex vertici la descrivono come un attacco prosecutorio alla credibilità dell’indipendenza. In mezzo, c’è una domanda che resta sospesa: l’America sta semplicemente attraversando un conflitto politico ad alta intensità, oppure sta testando i limiti del proprio modello istituzionale, quello che — come ricorda la dichiarazione congiunta — fa dello stato di diritto la base della forza economica?

 

In ogni caso, il messaggio che esce dalle parole di Yellen è uno solo: se la politica monetaria diventa un attrezzo per gestire il debito e se chi guida la Fed può essere messo sotto pressione con strumenti giudiziari, la questione non riguarda Powell soltanto. Riguarda la Fed. E, per estensione, riguarda tutti.


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