Oro in forte recupero: XAU/USD supera l’1,5% e torna sopra quota 4.500 dollari mentre i mercati scommettono sulla diplomazia

Scritto il 29/05/2026
da Redazione Forex Gump


L’oro ha chiuso la settimana con un deciso recupero, mettendo a segno un rialzo superiore all’1,5% e riportandosi stabilmente sopra la soglia psicologica dei 4.500 dollari l’oncia. Il movimento è stato alimentato principalmente dalle indiscrezioni secondo cui Stati Uniti e Iran sarebbero vicini a raggiungere un accordo temporaneo volto a prolungare il cessate il fuoco per 60 giorni, creando una finestra negoziale per discutere il programma nucleare iraniano.

Nel corso della seduta, il metallo prezioso ha toccato minimi intraday in area 4.489 dollari prima di innescare una forte reazione rialzista che ha spinto le quotazioni fino a 4.563 dollari. Un movimento che, a prima vista, potrebbe apparire controintuitivo considerando che un allentamento delle tensioni geopolitiche tende generalmente a ridurre la domanda di beni rifugio. Tuttavia, il mercato ha reagito soprattutto alle implicazioni macroeconomiche della notizia.

Secondo fonti vicine ai negoziati, l’accordo prevederebbe la riapertura dello Stretto di Hormuz e la rimozione del blocco navale americano, consentendo il normale transito delle navi commerciali. Si tratta di un elemento cruciale per il mercato energetico mondiale, considerando che una quota significativa del petrolio globale transita proprio attraverso questo corridoio strategico.

La prospettiva di una normalizzazione dei flussi energetici ha provocato un immediato calo delle quotazioni petrolifere. Il WTI ha perso oltre l’1,5%, mentre gli operatori hanno iniziato a prezzare uno scenario caratterizzato da minori rischi di shock energetici e da una riduzione delle pressioni inflazionistiche globali.

Per gli investitori, questo significa che molte delle principali banche centrali potrebbero trovarsi nella condizione di evitare ulteriori strette monetarie aggressive. Una prospettiva che ha contribuito a sostenere il mercato dell’oro.

Economia americana tra segnali contrastanti

Sul fronte macroeconomico, gli ultimi dati provenienti dagli Stati Uniti continuano a delineare un quadro complesso.

Da una parte, il deficit commerciale americano ha mostrato un miglioramento e l’attività manifatturiera del Midwest ha sorpreso positivamente. Il Chicago PMI è balzato a 62,7 punti nel mese di maggio, rispetto ai 49,2 punti precedenti, superando nettamente le attese degli analisti ferme a 50,5. Il dato segnala un ritorno dell’attività industriale in territorio espansivo e suggerisce una certa resilienza dell’economia americana.

Dall’altra parte, il PIL del primo trimestre 2026 ha evidenziato un rallentamento significativo. La crescita è stata rivista all’1,6%, contro una stima iniziale del 2%, confermando che la stretta monetaria degli ultimi anni continua a pesare sull’economia reale.

Nel frattempo, l’inflazione rimane un problema aperto. Il Core PCE, l’indicatore preferito dalla Federal Reserve per monitorare la dinamica dei prezzi, è salito al 3,3% annuo nel mese di aprile rispetto al 3,2% di marzo, mostrando che il processo di disinflazione sta procedendo più lentamente del previsto.

Federal Reserve divisa sul percorso futuro

Anche i commenti dei membri della Federal Reserve hanno evidenziato una crescente divergenza di vedute all’interno dell’istituzione.

La presidente della Fed di San Francisco, Mary Daly, ha ribadito che il ripristino della stabilità dei prezzi resta una priorità, ma ha sottolineato la necessità di evitare danni eccessivi all’economia.

Più cauta invece Anna Paulson, secondo cui le persistenti pressioni inflazionistiche stanno creando difficoltà di pianificazione per molte imprese americane.

Tra le voci più aggressive spiccano quelle di Michelle Bowman e Jeffrey Schmid, che hanno aperto alla possibilità di ulteriori interventi restrittivi nel caso in cui lo shock energetico dovesse tradursi in un’inflazione più persistente.

Di conseguenza, il mercato continua a navigare tra due forze opposte: da un lato il rallentamento economico che spingerebbe verso una Fed più accomodante, dall’altro un’inflazione ancora troppo elevata che potrebbe costringere la banca centrale a mantenere una linea dura più a lungo del previsto.

Cosa aspettarsi dall’oro nelle prossime settimane

La prossima settimana potrebbe rivelarsi decisiva per la direzione del metallo giallo. Gli investitori monitoreranno attentamente la pubblicazione degli indici ISM manifatturiero e dei servizi, oltre soprattutto ai Non-Farm Payrolls di maggio.

Un mercato del lavoro ancora molto forte potrebbe rafforzare le aspettative di una Federal Reserve più restrittiva, sostenendo il dollaro e limitando il potenziale rialzista dell’oro.

Al contrario, eventuali segnali di indebolimento dell’occupazione potrebbero riaccendere le scommesse su una futura riduzione dei tassi, creando un contesto favorevole per ulteriori acquisti sul metallo prezioso.

Analisi tecnica: superata quota 4.500, i compratori tornano in controllo

Dal punto di vista tecnico, il recupero sopra i 4.500 dollari rappresenta un segnale significativo. Le quotazioni sono riuscite non solo a riconquistare una soglia psicologica importante, ma anche a rompere una linea di tendenza ribassista che limitava il recupero delle ultime settimane.

L’indicatore RSI continua a muoversi in territorio ribassista, ma mostra una chiara inclinazione positiva, segnalando un graduale rafforzamento del momentum rialzista.

La prima resistenza rilevante si trova in area 4.588 dollari, in corrispondenza della media mobile semplice a 20 giorni. Successivamente il mercato dovrà confrontarsi con la soglia dei 4.600 dollari e con la media mobile a 50 giorni situata in area 4.630 dollari.

In caso di ulteriori accelerazioni, l’obiettivo successivo sarebbe rappresentato dalla media mobile a 100 giorni in area 4.798 dollari.

Sul fronte opposto, eventuali ritorni sotto quota 4.500 potrebbero riportare l’attenzione degli operatori sul supporto di 4.450 dollari. Una rottura di tale livello esporrebbe il mercato a correzioni più profonde verso la media mobile a 200 giorni situata in area 4.399 dollari, con successivo supporto nei pressi dei minimi recenti a 4.366 dollari.

Quindi si, il recupero dell’oro riflette un mercato che continua a bilanciare tensioni geopolitiche, prospettive inflazionistiche e aspettative sulla Federal Reserve. Le prossime pubblicazioni macroeconomiche statunitensi saranno determinanti per capire se il metallo prezioso potrà consolidare il ritorno sopra i 4.500 dollari o se si tratterà soltanto di un rimbalzo temporaneo all’interno di una fase ancora caratterizzata da elevata volatilità.