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Inflazione USA, la resa dei conti continua: oggi l’IPP può cambiare le aspettative sulla Fed e scuotere Wall Street dopo lo shock CPI

Scritto il 15/10/2026
da Redazione Forex Gump


L’economia statunitense si prepara ad affrontare un nuovo appuntamento cruciale per gli equilibri finanziari internazionali. Oggi, giovedì 15 ottobre 2026, alle 14:30 italiane, il Bureau of Labor Statistics pubblicherà l’indice dei prezzi alla produzione (IPP o PPI) relativo a settembre, un indicatore che potrebbe contribuire a ridefinire le aspettative sulla politica monetaria della Federal Reserve in vista della riunione del 27-28 ottobre. Il dato arriva in un momento particolarmente delicato, appena ventiquattr’ore dopo che l’inflazione al consumo statunitense ha nuovamente sorpreso al rialzo, alimentando interrogativi sulla reale capacità dell’economia americana di riportare stabilmente sotto controllo le pressioni sui prezzi.

Le aspettative degli operatori delineano uno scenario apparentemente incoraggiante, almeno osservando le variazioni annuali. Il consenso di mercato prevede infatti che l’IPP generale rallenti marginalmente dal 5,4% di agosto al 5,3% annuo a settembre, mentre la componente core, calcolata escludendo alimentari ed energia, dovrebbe scendere dal 4,6% al 4,4%. Tuttavia, analizzando le variazioni mensili, emerge una situazione meno rassicurante: l’indice generale è atteso in crescita di circa lo 0,6%, contro il precedente 0,4%, mentre quello core dovrebbe aumentare dello 0,3%, rispetto allo 0,2% di agosto.

Questa apparente contraddizione rappresenta uno degli aspetti più importanti da comprendere. Un rallentamento dell’inflazione annuale non significa necessariamente che i prezzi stiano aumentando più lentamente nell'immediato. L’indicatore annuale dipende infatti anche dalla base di confronto con settembre 2025, mentre quello mensile fotografa la dinamica più recente. In altri termini, l’inflazione può apparire in leggero raffreddamento osservando gli ultimi dodici mesi, pur mostrando una nuova accelerazione proprio nelle settimane più vicine alla decisione della Fed.


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