I mercati globali tornano a confrontarsi con uno scenario dominato da petrolio, inflazione e tassi d’interesse. Il Brent si avvicina alla soglia psicologica dei 100 dollari al barile, mentre le tensioni tra Stati Uniti e Iran continuano a minacciare i flussi attraverso lo Stretto di Hormuz. Parallelamente, il dollaro rimane forte sulle aspettative di ulteriori rialzi dei tassi statunitensi e l’oro perde terreno.
L’impatto dello shock energetico, tuttavia, non è uniforme. L’Europa appare particolarmente vulnerabile, soprattutto dopo il calo dell’1,1% mensile della produzione industriale tedesca, mentre in Asia il sentiment tecnologico continua a sostenere alcune borse: il KOSPI sudcoreano guadagna oltre il 4%, alimentato dall’ottimismo sull’intelligenza artificiale.
Il risultato è un mercato diviso tra risk-on tecnologico e risk-off macroeconomico, con il petrolio vicino ai 100 dollari che rischia di diventare la variabile capace di rompere questo equilibrio.

