La sessione asiatica di giovedì 8 ottobre si è chiusa prevalentemente in territorio negativo, con gli investitori tornati a privilegiare la prudenza dopo i segnali restrittivi emersi dai verbali della Federal Reserve, il nuovo aumento dei rendimenti obbligazionari statunitensi e una rinnovata pressione rialzista sui prezzi del petrolio.
Il quadro è apparso nettamente più fragile rispetto alle sedute precedenti. Wall Street aveva già mostrato mercoledì segnali di affaticamento, con l’S&P 500 arretrato rispetto ai massimi storici, mentre in Asia le vendite hanno interessato Giappone, Corea del Sud, Australia, Hong Kong e Cina continentale.
Il denominatore comune resta il costo del denaro: rendimenti sovrani su livelli pluridecennali stanno progressivamente riducendo l’appetito per il rischio e comprimendo soprattutto quei settori maggiormente sensibili all’aumento dei costi di finanziamento.
